“Giornalisti…
Non c’è limite a quanto sapete sorprendere.
A quanto, con questa mia vicenda, negli ultimi mesi mi abbiate sorpreso; e dico così per non usare termini poco gentili… La vostra capacità di alterare la realtà è oltre ogni immaginazione… Quando poi la realtà di cui parlate è già alterata in partenza (in quanto menzogna delle più abiette)…, figuriamoci quale bella “informazione” allora viene fuori…!
Il danno più grande, alla fine, in tutta questa vicenda, l’ho ricevuto da voi, soprattutto col rimbalzo ed il tam tam che avete creato su internet…; spazzatuta (e qui, scusate, non riesco a trattenermi); una spazzatura, un pantano di tale fetida spazzatura, da rendermi difficile, appunto, crederci.
Possibile non vi rendiate conto del male che fate? O lo sapete bene ma non è affar vostro…
Possibile siate a tal punto vittime di questo sistema marcio ed omologato?
Quel che anche mi spaventa e sconcerta, alla fine, è che la maggior parte della gente crede in voi…:
“Se sta scritto sul giornale…..”
“Io li leggo, i giornali, sai…..”
Ma questo, dell’aver ormai svenduto altrove la capacità di usar la propria testa, è un discorso che faremo un’altra volta…
Forse, mi son sempre detto con mesto sorriso, ciò che volete emulare è quel gioco della nostra infanzia, Passaparola: quello in cui, seduti in cerchio, si sussurrava una frase velocemente all’orecchio del nostro vicino e poi così, di orecchio in orecchio, la frase arrivava del tutto distorta all’ultimo destinatario; spesso, essa nulla aveva più di attinente con la realtà. Qualcuno, ricordo, a volte la storpiava per scherzo, così, poichè era appunto un gioco. Ma questo, signori, il vostro, non è un gioco: non si gioca con la vita della gente; non la si tratta, la gente, come fosse carne da macello solo per poter vendere meglio le vostre pagine.
No, questo non è leale, non è etico, non è serio.
Non è un gioco, per l’appunto…
Non aggiungo altro, se non… questo brano di Franco del Moro, direttore della casa Editrice Ellin Selae:
“Arrivano come sciacalli quando il corpo della vittima è ancora caldo: sono i giornalisti.
Una volta pensavo che i giornali fossero pieni di scemenze perchè quello era il livello dei lettori; ora penso che i giornali sono pieni di scemenze perchè quello è il livello di chi li fa.
Con la scusa che i lettori sono stupidi, legittimano la loro stessa stupidità.
Su tre notizie, una è inventata, l’altra inesatta e la terza inutile: per questo il giornalismo è l’unica professione in cui anche i mediocri hanno serie possibilità di fare carriera.
Quando c’è un attentato, i giornalisti…. gongolano.
Quando crolla un palazzo, i giornalisti… gongolano.
Quando c’è un cataclisma, i giornalisti…. gongolano.
Quando c’è una tragedia, i giornalisti…. gongolano.
Non fatevi ingannare dalle facce corrucciate che mostrano nelle loro edizioni straordinarie e dalle dirette “dal luogo della sciagura”, non date retta alle belle parole con cui riempiono le colonne dei loro giornali che, grazie alla tragedia, andranno esauriti; se le telecamere ed i microfoni potessero mostrare il loro reale stato d’animo, li vedremmo correre eccitati ed euforici come bambini, battendo le mani come per dire: “Che bello! Che bello! E’ arrivato lo Tsunami, ci sono stati trecentomila morti e noi abbiamo le immagini in esclusiva!”.
I momenti che i giornalisti in pensione ricordano e rimpiangono con piacere, coincidono sempre con i momenti in cui a qualche povero diavolo è successo qualcosa di terribile. In quei momenti i giornalisti si sentono gli umani più importanti della razza umana, più del papa, più del capo di stato, più di chiunque altro. Sospetto che pensiono persino di essere utili alla società…”.
Nelle ultime parole in corsivo qui sopra, mi son ahimè…, curiosamente riconosciuto.