un capitolo per te
Questo è un brano tratto da “Sverno Antico”, il libro che ho scritto due inverni fa; parla di lui, Miwok…
È stata massacrante nel pomeriggio, la discesa dalla baita. Per questo ho perso l’aereo delle 20.30. Per questo parto tra poco con quello dell’alba, da Venezia. (Non ho esitazione alcuna a dire che, non fosse stato per Miwok che mi ha aperto la pista nell’ultimo tratto, ora sarei ancora lì, nella neve profondissima, inconsistente come polvere).
Non fosse stato soprattutto per Miwok perché nell’ultimo tratto ha aperto il varco, non mi sarei mosso ed ora sarei ancora lì nella neve profondissima, inconsistente come polvere. Forse sentiva il mio incitamento, la mia angoscia nel non riuscire ad avanzare più di un sol passo con gli sci che sparivano inghiottiti;
“Avanti Miwok portami da mamma” ho continuato a ripetergli; “dài che ce la facciamo, avanti ancora un po’, portami da mamma!”. E s’è dato da fare penando all’inverosimile, avanzando a nuoto, con la neve alla bocca come un delfino, mentre Nanook dietro, apriva ulteriormente la pista.
Non mi sarei mai immaginato nulla del genere, e penso che neppure con le gigantesche racchette da neve alaskane sarebbe andata meglio. Un pochino di certo avrebbero comunque giovato. Proprio ieri in previsione della discesa, dopo cinque giorni di neve ininterrotta, avevo fatto scendere a valle una valanga impressionante, liberando dalla neve instabile l’intero ripido pendio della baita. È bastato caricare appena il lato sottovento che in un sol istante c’è stata come un’esplosione; il bosco è scomparso nella polvere bianca e poi ho udito solo il boato di tuono che ha spazzato via l’intero versante. Sono rimasto col cuore in gola nonostante fossi certo di trovarmi nel luogo sicuro. I lupi, interdetti, hanno atteso anch’essi il lento ricomparire delle forme man mano che il pulviscolo s’è dissolto. Pensavo così, d’aver aperto la strada fino a valle, il resto è infatti lieve discesa o pianura. Mai avrei potuto immaginare che proprio lì, oggi, mi sarei letteralmente bloccato. Ogni passo ha richiesto energie che non conoscevo; la neve nonostante gli sci mi arrivava allo stomaco…; ho veramente temuto di restar lì, bloccato, poiché di tornare su era assolutamente improponibile…
Allora è intervenuto Miwok; grazie lui siamoarrivati all’auto, come anni fa, nel Børgefjell, fu Mohawk che mi guidò alla baita di Johkegaske, attraverso la tormenta furiosa.
La neve continua a scendere fitta fitta, mentre disseppellisco l’auto con la palla; è ormai buio da tempo, non passa nessuno, la strada stessa è cancellata, è come tornata a far parte del posto… C’è solo un solco, percettibile appena, lasciato dalla macchina spala neve passata una volta sola ma lo spessore della neve va rapidamente ricreandosi e nonostante la foga che metto nello spalare, so già che non sarò mai in grado di percorrere la strada, ormai di nuovo cancellata. Impiego un’ora buona sotto i fiocchi fitti a far riemergere l’auto; so che sarei ancora in tempo a prender l’aereo se solo potessi partire subito, scendere a valle, cambiarmi e via fino all’areoporto. Ma la strada non esiste più; decido così di incamminarvi, sci ai piedi, lungo il solco vago con l’intenzione di raggiungere le prime case della zona, quella di Bruno, a circa due chilometri da qui e chiedergli se riesce a contattare il mezzo spazza neve dell’Anas.
È irreale camminare così nel buio, già distrutto dalla fatica, irreale questa neve che scende ed ammanta tutto, farinosa, perfetta…; ed io che ho il cuore lì, a mia madre, stesa sul letto, lì che mi aspetta nonostante non senta né veda nulla perché sono i tubi che la tengono in vita e la fanno respirare…. Irreale percorrere la strada cancellata e rammentare come varchi di luce nella mente annebbiata, le passeggiate fatte assieme a lei qui, proprio qui nelle tranquille, luminose sere estive, quando i prati profumano della pioggia appena passata, e i fiori sorridono alla brezza leggera. Quante volte siamo passati…, sin da quando ero bimbo e lei mi ci portava, dondolante, sulle sue spalle o, più tardi, mano nella mano, a cercar funghi…