Lettera Mia

Pubblichiamo ora questa “terribile” lettera scritta da Ario al ritorno da un viaggio con la madre nell’autunno 2011: lo facciamo per far capire bene cos’è che ti lascia dentro una violenza…, un’abuso come quello subito (e ingiustamente), da Ario…:

“E’ il 30 settembre notte, forse già primo ottobre, siamo appena tornati a casa, come si era annunciato la settimana scorsa, mamma felicissima, per me è stato un viaggio più che importante, troppi rituali del cuore che attendevano da tanto tempo…

E’ stato magico, tutto, tra breve vi invierò l’album fotografico e c’è il senso usuale ora, di aver lasciato lassù, un altro mondo, una dimensione diversa, Autentica, quasi irreale quando si ritorna quaggiù… Lì il silenzio profondo della Terra ti avvolge, ti penetra ogni notte, ogni giorno un poco di più e poi non ti lascerà mai. Mamma stessa che di solito dorme male e a lungo lì si è sempre svegliata fresca, riposata, pronta.

Comunque vi scrivo per dirvi che sì, siamo tornati, NON siamo ancora lassù.

Se vi ho scritto che restavamo, speravo lo avreste capito, è stato per un terrore che mi ha preso a sorpresa circa 2 giorni prima della partenza: poichè l’anno scorso partimmo proprio da lì con i miei lupi e 5 giorni dopo, appena a casa, ci…sequestrarono…: la morsa, il terrore di quella notte, di quei mesi, mi ha ripreso.

Ho iniziato a vedere il mio arrivo a Venezia, le guardie che ci fermano e io che devo fuggir via tra la folla con mamma che resta lì in piedi…

Non sorridete… Ho visto la morte in faccia un anno fa, la fine della mia vita, ancor più di quando a 20 anni precipitai dalla parete…: lì non c’era nulla di sleale…

Non si ha modo di comprendere, neppure in superficie, cosa ti lascia dentro una violenza, un sopruso, un abuso quale quello vissuto un anno fa: poiché appunto quasi mi ha ucciso. Il 28 luglio, a Pn, pochi istanti prima della notizia della liberazione, io stavo preparandomi a morire... Non certo per mano mia, ma così, “semplicemente”, di profonda disperazione e dolore, come un Nativo Americano chiuso nelle Riserve… Ma di questo narro ne “l’Abuso”, il libro/bomba che sto terminando.

Tutto ciò mi ha ripreso allo stomaco, per questo ho mentito con tutti dicendo che non si tornava e questo terrore ha rovinato i miei ultimissimi giorni di una grande esperienza con mamma.

A tal punto che il giorno precedente il volo, ho prenotato (senza dar soldi per fortuna) un’auto per poter proseguire da Francoforte (ove l’aereo avrebbe fatto scalo) per casa; non dunque con il secondo aereo che sarebbe atterrato a Venezia bensì appunto in auto.

Così che ore fa, arrivati a Francoforte alle 17.30 col volo per Venezia in partenza alle 18.00, è stato terribile: sapevo che guidare fino a cortina con mamma da lì sarebbe stato uno strapazzo per lei (ma avevo anche prenotato una pensione vicino il Brennero, in Austria…) ma sapevo anche che se salivo su quel volo, all’arrivo a Venezia mi avrebbero preso e la vita, sarebbe finita.

Ripeto non si ha idea di cosa ti lasci dentro un ‘esperienza simile, io stesso mi son sorpreso per il panico che ho avuto in questo viaggio. Alla fine siamo saliti sull’aereo per Venezia, col cuore a mille, un’angoscia che non si può descrivere ancor più quando hai al fianco tua madre così ridotta dall’incidente e te la vedi la scena da lì a breve a Venezia: lei che resta lì in piedi spaventata perchè mi hanno circondato e …

Son sceso dall’aereo a Venezia non vi dico come… Ma appena ho capito che non cera nessuno lì ad attendermi, ho anche sorriso col poliziotto. “Ma la pelle di renna è da dichiarare??”

Terribile, così non si può vivere sentivo spesso ripetersi dentro di me, un peso del genere avrebbe schiacciato chiunque da tempo, anche se preso a dosi minime… Eppure ora è tutto ok, e semplicemente si va avanti…, ma con gli occhi sempre ben aperti. Poiché il terrore non andrà mai via: di esser sequestrato di nuovo, mi ucciderebbe del tutto stavolta; se già l’hanno fatto una volta sulla base di nulla ancor più potranno rifarlo…

Comunque, ciò che conta adesso, è esser qui, a casa, ed esserci ad ottobre…

Proprio un anno fa, scrissi (dai 28 gradi di Roma) con la morte dentro:

“Ottobre. E non esserci….”.

E poi, pensando all’autunno che raggiungeva le mie montagne…:

E’ come esser separati dal proprio figlio quando nasce…

E’ come il branco che parte per la migrazione d’autunno e tu non puoi andare.

E’ udire il Canto della Terra, del Vento, e non poter rispondere, non poterci essere.

E’ non appartenere alla propria Casa, alla propria Famiglia.

E’ spegnersi…”

Ora siamo qui, dopo un viaggio Sacro, dopo esserci ripresa, da questo gennaio, tutta la nostra vita, siamo qui, a casa, è notte, il canto del fiume entra dal bosco profondo, i monti son trapuntati di stelle. Il canto d’amore del Cervo, puntuale come ogni autunno, attraversa le vallate, anche i lupi ascoltano in rispetto: mi son inchinato, con gratitudine.

***

E’ ottobre, da pochi istanti…

Stavolta, dunque………:

Ottobre…

…Ed Esserci….”.

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