Paola

1 maggio 2011

E’ atroce quanto sta succedendo ad Ario, come sia stato calpestato … sembra tutto un brutto sogno.

Per quanto mi riguarda mi sento ferita dall’ennesimo dolore che mi dona questa società che annienta i puri e i deboli.Ario è un angelo caduto, abbattuto come fanno i bracconieri con le specie in estinzione (così ben tollerati…), un angelo caduto dal cielo in questo mondo marcio popolato di esseri umani resi paurosi e malvagi da chi controlla le nostre vite.

Quanto mi addolora non è “solo” la sorte di ario, di Nanuk rinchiuso e Miwok che ha pagato con la vita, ma quanto hanno tolto a mia figlia.Quanto trasmette con l’esempio è amore e consapevolezza, i suoi campi erano molto di più di una vacanza sulle dolomiti.

Ogni passo per raggiungere una vetta, ogni ramo raccolto per scaldarsi con il fuoco, ogni goccia di pioggia, ogni gioco e fatica, ogni parola detta ed il silenzio ascoltato, hanno contribuito a far crescere mia figlia e creare un affetto importante per tutta la mia famiglia.

Ma si sa, quando si dona amore nasce il sospetto, perché lo fa, perché vive così, perché parla ore delle stelle della pioggia della neve …E’ facile accusarlo di qualcosa, è troppo fiducioso.

Lui non conosce chi gli si avvicina, e dona se stesso senza riserve.Toglierci Ario è stato toglierci linfa vitale, privarci di un essere che con il suo semplice e puro stile di vita ci mantiene vivo il sogno che la vita non sia solo: nasci-cresci-produci-crepa…Nella società priva di valori in cui viviamo una persona così è un facile bersaglio, ma niente di quanto ho visto e sentito con il cuore può indurmi a pensare che Ario Sciolari, guida alpina ed esploratore, possa solo concepire l’idea di fare male a chiunque.

Lei non conosce il suo Essere, l’amore che dona … il problema penso sia nato nella testa malata di persone che hanno vissuto talmente male e in disarmonia da vivere con sospetto e paura.Quindi facilmente manovrabili, insicuri, sospettosi. E spesso mi chiedo dove sia il padre del ragazzo.

E paga Ario, che dona tutta la sua conoscenza con fiducia innata, incurante della risposta.E’ un dolore continuo vedere mia figlia privata dei Campi, della sua compagnia e dei suoi insegnamenti… e non poter rispondere a ”quando e se” torneremo a frequentarci “normalmente”.

Ha visto il campo distrutto, la baita distrutta e…: non la smetteranno mai, non sarà più come prima. Non finirà mai.Può darsi, ma tutto questo male ci ha uniti, e ora impara la solidarietà. Siamo rattristati, molto, ma non sconfitti, non moralmente.

Mi auguro che sappiate guardare alla vita di quest’uomo con coraggio e lealtà. Senza limitarsi a un’occhiata esteriore e a leggere i fascicoli.

Distinti saluti

Paola Tazzoli


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