“Qui altri testi di Ario: per conoscerlo meglio”
“La Radura Antica”
C’è un radura all’interno dell’animo umano, è lì che siamo nati. Lì riposano i nostri antenati, lì abbiamo radici, lì siamo collegati e connessi. Eppure, noi umani, dobbiamo andare in giro, dobbiamo cercare altrove, dobbiamo raggiungere altre vette prima di tornare… quieti.
Quelle vette così ardite, non si ricorda nulla così, mi tolgono il fiato. Visione di selvaggia bellezza: la Terra Madre quale essa è nel suo aspetto più intimo, quello in cui nessun uomo ha posato occhio… Un varco, più che bellezza, così ho percepito: ogni volta son come varchi improvvisi sul mondo incantato che ci portiamo dentro. Come castelli di diamante, come cattedrali rosse nel gelo assoluto…, sì un varco su ciò che è il cuore selvaggio di tutto, come avessi visto dentro di me: medesime luci, medesimi picchi, castelli e cattedrali… Se lo cogli x brevi istanti, non lo lasci più…
Per questo forse noi alpinisti andiamo lassù: per “annullarci” nella fatica e nella bellezza in cui ci immergiamo. Ci si dimentica della mente lassù, si lascia cadere tutto, si fa a meno di tutto… Allora accade: il Varco, la Radura.
Eppure…, basterebbe comprenderlo una volta per tutte che… non è assolutamente necessario dover salire o andare da alcuna parte, perché tutto semplicemente è qui in noi ad ogni istante, non occorre andare in alcun luogo anzi, proprio l’andare in giro ci allontana dal nostro centro. Come un cane che tenta di mordersi la coda. Come si può ricercare, come si può ottenere qualcosa che si ha già?
Me lo mostrano i miei lupi, ad ogni istante, in ogni istante… il loro esistere calati nel presente, il loro appartenere al bosco, come nulla fosse, in semplicità…. Non che siano indifferenti alla bellezza. Loro sono in ogni istante e null’altro, loro sono gli istanti e la bellezza stessa!
Eppure noi, noi umani, ce ne siamo allontanati e seppure, come detto, non occorrerebbe andare da alcuna parte per cercare è… necessaria questa ricerca, è necessario muoversi, andare di qua e di là, salire ogni montagna, rivoltare ogni pietra, scendere nella profondità di ogni oceano. Poiché, poi, giungerà un giorno in cui non ce la faremo più: semplicemente, dovremo fermarci, lasciarci andare a terra, sfiniti. Allora, smessa la lotta, cessata come per incanto la ricerca, come una nebbia che improvvisa si alzasse e rivelasse la radura nascosta, a lungo celata…, allora accade…, allora la radura, appare. E rideremo, rideremo a crepapelle x la bellezza ma soprattutto, poiché, dopo anni di lotta e ricerche, ecco, solo nell’istante in cui ci siamo fermati, la luce è apparsa, lì, proprio ove sempre era stata, sorridente perché noi mai l’abbiamo scorta, impegnati altrove: lì, all’interno di noi stessi!
Questo dunque ciò che forse spinge gli uomini verso le vette. Giungere ad annullarsi nella fatica e nella bellezza: poter raggiungere quei varchi sul mondo incantato…
Oggi ero in cima ad una montagna e piangevo per la grandiosità selvaggia che avevo innanzi. Mi son chinato, ho parlato alla Terra “Grazie per farmi essere, su di te…”. Lassù, nella neve polverosa, a -30, con l’ultimo sole dell’inverno del nord, son rimasto così per lunghi minuti in silenzio, sulle ginocchia, abbracciato dalla neve fonda… quasi ho pianto.
A volte da lassù da questi portali ove la terra appare così maestosa e possente da renderci incapaci di contenerla, vediamo diretto attraverso il nostro essere. Per questo dobbiamo salire, raggiungere la vetta, l’annullamento; dobbiamo andar lassù per comprendere che… non c’è alcuna vetta da raggiungere! Poiché semplicemente essa è in noi, siamo noi stessi! Eppure è così, l’abbiamo persa e dobbiamo muoverci dobbiamo salire in alto per scoprire che essa semplicemente è qui davanti a noi, che ci sorride, è sempre stata qui! C’è chi lo fa incrociando le gambe ed isolandosi in un monastero, c’è chi lo fa spronandole le proprie gambe ad andare oltre, sempre oltre, sempre più su.
Meravigliosa ricerca di bellezza…
Meraviglioso desiderio di ritrovar la via per esser ciò che si è da sempre.
Milioni possono esser le strade, tante quanti sono gli esseri umani; ma ciò che conta è farlo con le proprie gambe, passare lì ove nessuno è mai passato. “I miei sci non son fatti per seguire piste battute” così diceva Marcel Kurz pioniere dell’esplorazione con gli sci: al di là di ciò che… dicono tutti. Alti come Aquile, liberi nel cielo che sovrasta l’immenso gregge di pecore belanti la singola nota… Per questo scuoto sconsolato la testa ogni volta che sento parlare di fine dell’alpinismo (forse, si rispecchia semplicemente ciò che è: la fine dell’uomo attuale…), fine dell’esplorazione. Come se, con l’esaurirsi dei luoghi ove nessuno è mai stato, non ci fosse più senso. Come se il senso, ancora una volta, fosse fuori in ciò che, si dice…, sia “la vetta più alta, più di moda, più da dover fare”…
Ma il senso è dentro. Il senso è nel lasciar cadere questo piccolo presuntuoso io dal quale siamo gestiti, quest’insignificante goccia d’acqua che pensa di poter sfidare l’Oceano… Chi siamo per pensare di opporci allo scorrere delle cose, a ciò che è?… Il senso è dentro dunque, lasciar cadere tutta la nostra corazza: nello sfinimento, nella bellezza. Allora se anche tu fossi il millesimo che passa per quella vetta, cosa te ne importerà; per quel che ti riguarda, sarà la prima volta per te! E se passando porti in te umiltà e silenzio, sarà allora come quella vetta fosse stata calcata davvero per la prima volta nell’età del mondo… Lascia cadere tutto, annulla ogni pensiero, ogni chiacchierio spegnendo l’interruttore, calandoti dentro, in profondità. Lì risiedi.
Il fiume scorre placido. Nell’istante in cui cesserai di remargli contro, fluirai con esso, senza più sforzo alcuno. Poiché, quale sforzo può mai esserci nella dolce bellezza del tuo respiro? Quale sforzo nel lasciarsi trasportate da ciò che, semplicemente è…
Per questo più che un’esploratore dei grandi spazi selvaggi della Terra, mi considero esploratore dell’anima. E sempre più percepisco e vivo la bellezza del… “non dover più andare in alcun luogo”; in silenzio nella mia piccola baita tra i Monti Antichi ove continuo a vivere o nel trascorrere interi inverni in una radura nascosta, seduto nel centro del mio Tipì, a contatto diretto con la Terra e con il respiro del bosco…: calato, radicato, centrato in me e nella Terra Madre: è il mio luogo Sacro. Poiché vi nacque qualcosa di importante: quella che chiamo una Pista senza maestro, se non il mio cuore, per questo Sacra, per questo penso, unica vera vetta x l’essere umano.
E dunque…, la radura…
Stanotte, nel sonno, l’ho vista: una radura silenziosa sulla quale poggiava appena una nebbia leggera, immobile.
Quanta pace, quanta quiete, quanta tranquillità, in quell’intimo luogo del bosco…
Forse, neppure i cervi e i caprioli la disturbano…
La nebbia, come ho aperto gli occhi, si è alzata lenta; semplicemente si è dissolta come alito nel freddo dell’inverno e semplicemente, essa era lì…, la radura: lì, ove sempre è stata.
In ogni essere umano riposa un luogo come questo… In ognuno di noi, al di là delle nebbie che ci impediscono di vedere, c’è la radura silenziosa. E’ lì che siamo nati, lì abbiamo radici, lì siamo connessi e tutto ha senso…. E la cosa meravigliosa è questa: che essa, la radura, è sempre qui presente, impossibile prescinderla dal nostro esistere poiché essa è il nostro esistere.
Come il respiro stesso.
Quante poche volte ce ne rendiamo conto… forse mai… eppure senza il respiro, chi sopravviverebbe?
Dunque, c’è questo spazio di quiete all’interno del nostro cuore, questo porto di pace pronto ad accoglierci, ogni volta, nido nel quale rifugiarci e ritrovare il senso di ciò che siamo.
Così l’ho visto nel silenzio della notte…
Un perfetto spazio di quiete.
Ed esso è sempre presente poiché appunto parte di noi. Per tale motivo, al fine di giungere a cogliere questa luce, al fine di trovare la strada alla serena gioia di ogni istante, non è MAI verso qualcosa che dobbiamo impegnarci, non è mai al di là del nostro corpo che dobbiamo guardare…
La radura è qui, non deve essere raggiunta.
Essa è sempre stata e sempre sarà qui …
Ciò che piuttosto deve accadere, è lasciare che le nebbie si dissolvano; solo allora, in perfetta naturalezza, emerge la visione: la radura si rivela, quieta, immobile, angolo di pace ove tornare all’interno di noi stessi, luogo dal quale siamo nati, al quale in ogni nostra cellula, apparteniamo.
Sì…, ma come..?
Quando svanisce ogni distrazione, quando i pensieri si dissolvono e la mente tace…: ecco come può levarsi la nebbia!
Calàti nel proprio centro, senz’alcun desiderio, nell’abbraccio di un bosco o tra le montagne…: così, accade.
Quanto capace di guarire ogni ferita è questa Madre Terra, di chetare ogni mare in tempesta, di riportarci piano piano, come ci prendesse per mano, al fianco di se stessa, e quindi, ci ciò che conta: il nostro silenzio.
Ecco come e perché, nella quiete perfetta, torna a sorgere la tranquillità in noi, il silenzio possente… E’ tutta qui la chiave che rende possibile, come per incanto, senza sforzo alcuno, l’apparire (dapprima incerto, nella bruma, poi via via sempre più netto e preciso) della radura nascosta, della Radura Antica… Come nulla fosse, essa emergerà…
Come nulla fosse poiché essa… è sempre stata qui.
Sì, c’è un radura all’interno dell’animo umano; così l’ho vista stanotte nelle prime brume dell’alba.
Ario Sciolari